a cura della redazione - 14 ottobre 2018

1948-2018: i 70 anni di Ape

Ripercorriamo la storia del tre ruote più famoso al Mondo. Dalla prima Ape del 1948, fino all'ultima dei giorni nostri omologata Euro 4, nel mezzo anche i modelli più strani, come quello diesel e quella a 4 ruote
1/26 Ape Piaggio del 1949

1948: nasce l'Ape

Per le strade d’Italia e d’Europa si vedono sempre più scooter Vespa: la Piaggio arriva a produrne 19.822, un deciso balzo in avanti rispetto ai 2.464 scooter costruiti nel 1946, l’anno del lancio. L’economia italiana si sta faticosamente rimettendo in moto e con essa l’industria, i commerci, le attività artigianali. Il trasporto delle merci è affidato a grandi autocarri, ancora di chiara derivazione militare, a costosi veicoli commerciali di tipo automobilistico o a pesanti e lenti motofurgoni; mentre nelle città si incrociano soprattutto tricicli a pedali o carretti a mano.
Come nel caso di Vespa, dalla osservazione della realtà quotidiana con le sue esigenze nasce un’intuizione di prodotto di Enrico Piaggio e Corradino D’Ascanio. E proprio da una costola della Vespa nasce l’Ape, che inizia a essere commercializzata proprio nel 1948: "Il moto-furgoncino “Ape” è destinato al migliore dei successi –scrivevamo quell'anno-. É una macchina modernissima, di costo e consumi assai limitati, alla portata della più modesta azienda, ma concepita senza false economie secondo criteri molto razionali, tanto dal punto di vista funzionale che da quello costruttivo".

Il primo Ape conserva della Vespa -pur nella sua struttura a tre ruote- tutte le caratteristiche fondamentali, oltre naturalmente alla parte anteriore e al motore di 125 cc che, proprio nel 1948, iniziava a equipaggiare lo scooter Piaggio, originariamente presentato nella cilindrata 98 cc. Costa 170.000 lire. Raccontava D’Ascanio, il geniale progettista aeronautico inventore sia della Vespa, sia dell’Ape: "Si trattava di colmare una lacuna nei mezzi di locomozione utilitaria del dopoguerra, portando sul mercato un motofurgone di piccola cilindrata, di limitato consumo e di modesto prezzo di acquisto e di manutenzione, facile alla guida, manovrabile nel più intenso traffico cittadino, e soprattutto adatto e sollecito e pronto al trasporto a domicilio della merce acquistata nei negozi".

I primi e diretti beneficiari, in questa fase, sono i piccoli e medi commercianti e la promozione del motofurgone a tre ruote si rivolge proprio a loro: "L’Ape contribuisce ad accelerare il ritmo del commercio e delle vendite, sviluppa, per così dire, in estensione il traffico di un negozio e crea col cliente un collegamento quanto mai gradito". Il risultato di questa brillante intuizione è eclatante. Sciami di Ape iniziano a scorrazzare in un’Italia “in bianco e nero” portando sul cassone la scritta — in bella grafia — della ditta servita.

1948: nasce l'Ape

1 di 9

1952: La prima evoluzione

Nell’estate del 1952 viene aumentata la potenza e l’Ape cresce anche nella cilindrata, che passa da 125 a 150 cc; di pari passo aumenta anche la portata, che fino ad allora era stata di solo 200 chili. Successivamente viene cambiato anche il pianale, che nel 1954 è realizzato in acciaio: quando tutti questi aggiornamenti vengono portati a termine nasce un nuovo modello: l’Ape C, un minuscolo autocarro capace di caricare fino a 350 chili. Il battesimo di questo nuovo Ape viene accompagnato da un’adeguata campagna di promozione, attraverso la stampa di milioni di pieghevoli in cinque lingue e con una rilevante azione di promozione presso i punti di vendita. E’ l’Italia del boom che bussa alle porte.

1952: La prima evoluzione

Ape Calessino 1956

Dal ’58 al ’68: l'Ape cresce a arriva una versione… a cinque ruote

Nel 1958 nasce l’Ape D: dimensioni ancora maggiori, cabina completa di porte, proiettore anteriore montato sullo scudo della cabina anziché sul parafango, cilindrata di 170 cc. Tutti ormai associano il trasporto leggero a questo tre ruote assolutamente geniale per contenuti e praticità. L’immagine dell’Ape si sta radicando e, sfruttando appieno le tendenze che si vanno manifestando sul piano sia sociale sia culturale, Piaggio conia lo slogan "Ape, il veicolo che vi aiuta a guadagnare".

L’evoluzione tecnica dell’Ape continua: nel 1961 Ape compie il “salto” a cinque ruote con il modello Pentarò, un veicolo di grande portata (700 kg) sviluppato sull’esempio dei più grandi autoarticolati. Del 1966 è invece Ape MP, la cui cabina intende offrire al conducente (e all’eventuale passeggero) una migliore abitabilità e un comfort paragonabile ai furgoni di tipo automobilistico. Cresce la cilindrata del motore (sempre a due tempi) che tocca i 190 cc, ma soprattutto cambiano le soluzioni tecniche e progettuali. Il motore è installato posteriormente su una struttura a “slitta”, la trasmissione non è più a catena ma diretta sulle ruote posteriori con semiassi, bracci oscillanti in lamiera, molle in gomma ed ammortizzatori idraulici. Nel 1968, con il modello Ape MPV, sull’Ape debutta il volante offerto in opzione rispetto alla guida a manubrio di tipo scooteristico.

Dal ’58 al ’68: l'Ape cresce a arriva una versione… a cinque ruote

1969: nasce l’Apino

Soltanto un anno dopo, nel 1969, una nuova importante nascita: Piaggio presenta l’Ape 50, a suo modo un evento perché è il primo modello della gamma Ape appartenente alla categoria ciclomotori. Ape 50 nasce per replicare nel campo del trasporto leggero il successo incontrato tra le due ruote dalla Vespa 50, lanciata nel 1964 a seguito delle nuove normative del Codice della Strada italiano, che impongono la targa ai veicoli di cilindrata superiore.

1969: nasce l’Apino

1971: arriva l’Ape Car

La vera “rivoluzione” avviene nel 1971, quando viene lanciato l’Ape Car, un modello che si pone in concorrenza con gli autocarri leggeri ed è caratterizzato da un design moderno per l’epoca. L’Ape Car si distingue per una nuova scocca di maggiori dimensioni e per la cabina più grande e confortevole. La guida è a volante; il motore 2 tempi di 220cc è installato sempre posteriormente su una specifica struttura a slitta. Anche la comunicazione pubblicitaria di Piaggio insiste sulla “contiguità” di questo nuovo modello con i veicoli commerciali strettamente derivanti dall’auto.

1971: arriva l’Ape Car

1982: L’Ape di Giugiaro

L’Ape Car è un successo enorme, per un nuovo cambiamento tecnico-progettuale di tale portata occorre attendere il 1982, anno di nascita dell’Ape TM: il veicolo è completamente nuovo, il design -opera di Giorgetto Giugiaro-, le dimensioni della cabina, la guida con volante e il cruscotto di tipo automobilistico sono tutti elementi che accentuano le doti di comfort e abitabilità del veicolo. Nuove anche le sospensioni, indipendenti a bracci oscillanti, con tamburi freno in lega leggera, e le ruote da 12". Ape TM è uno dei veicoli della gamma Ape di maggior successo grazie alle sue caratteristiche di robustezza e alle prestazioni.

1984: la conversione al gasolio

Sebbene il motore due tempi sia ancora il cuore pulsante di Ape, i tempi sono maturi per l’arrivo di nuove motorizzazioni. Nasce così il primo Ape con motore a gasolio. Ape Car Diesel è equipaggiato con una nuova motorizzazione Diesel di 422 cc con cambio a 5 marce. Un motore rivoluzionario visto che è il più piccolo Diesel a iniezione diretta del mondo. Due anni dopo, nel 1986, Ape conquista il record di portata con la versione Max che può trasportare fino a 9 quintali di merce.

1994: largo ai giovani

Un’altra “escursione” dell’Ape si registra a metà degli anni Novanta: nel 1994, viene lanciata la serie speciale Ape Cross, che conosce un rilevante successo commerciale. Derivato da Ape 50, Ape Cross si rivolge ai numerosi ragazzi che utilizzano l’Apino come veicolo alternativo alle “due ruote”: è equipaggiato con un roll-bar e dietro la cabina trova posto un comodo e capiente bagagliaio. I colori giovani e brillanti sono “fuori serie” rispetto alla gamma dei veicoli commerciali Piaggio, sono addirittura disponibili antifurto elettronico, autoradio stereo con altoparlanti.

2007: il ritorno del Calessino

A partire dagli anni ‘50, Ape costruì il suo fascino senza tempo legando anche la sua immagine ai fotogrammi dei divi di Hollywood in villeggiatura nelle isole del Mediterraneo, dove spesso venivano raggiunti dai paparazzi e fotografati sull’Ape usato per muoversi nelle località di vacanza. Ape entrò da protagonista nella vita mondana di località mito come la Versilia, Capri, Ischia, Portofino… Nel 2007 Piaggio ha introdotto sul mercato una serie limitata: Ape Calessino. Ape Calessino è un omaggio alla storia del veicolo. Ape Calessino ha reinterpretato il mitico design degli anni ’60 (inserti in legno, cromature, elegante livrea blu vintage), che richiama tutti i valori della solarità tipica del Mediterraneo.

Nel 2013 è nato il Nuovo Ape Calessino, venduto in tutta Europa e costruito sulla base dell’Ape Taxi che Piaggio produce in India, un veicolo passeggeri conosciuto in tutta l’Asia soprattutto col nome di Tuk Tuk. Ape Calessino 200 è progettato per ospitare comodamente due passeggeri più il guidatore.

Ape oggi

Oggi, dopo circa 6 milioni di unità diffuse in tutti i continenti, Ape costituisce ancora uno dei prodotti di riferimento per il Gruppo Piaggio. Il successo di Ape va ben oltre i confini del vecchio continente: è prodotto negli stabilimenti italiani a Pontedera e nello stabilimento indiano sito a Baramati, vicino a Bombay. Nel 2017 il Gruppo ha venduto circa 200.000 Ape, e ha confermato la leadership nel segmento trasporto merci (cargo) del mercato indiano con una quota del 48,8%.

Ape è oggi disponibile, per il mercato europeo, nelle versioni 50 cc benzina, Ape Classic 435 Diesel e nella serie speciale Calessino 200 cc.

Ape oggi

1/17 Ape 50 Euro 4
© RIPRODUZIONE RISERVATA